di Vittorio Alessandro

ll tre gennaio nel letto accanto al mio sistemarono Francesco, 84 anni. Mi colpirono le sue mani e me lo vidi molto bello e (chissà perché) artista ma non potei parlargli, essendo già disperate le sue condizioni. Una figlia telefonava continuamente in reparto e gli infermieri gli portavano subito la notizia: “France’, ha chiamato Annalisa, tua figlia, e te saluta!”.
Francesco non rispondeva e, ad occhi chiusi, respirava a fatica. In quella stanza lontana dal mondo gli tenni compagnia come potevo e la notte successiva al suo arrivo, quando sistemarono un pannello fra i nostri letti, non capii se quel divisorio sarebbe servito a proteggere me dalla sua morte o invece lui dalla vita che per me sarebbe continuata – non sapevo ancora come.
Più volte mi alzai per vedere come stava e alle quattro del mattino, quando Francesco morì, avvisai il personale del reparto. Cercai anche di far sapere alla figlia che qualcuno – benché estraneo e appoggiato su questa sponda che pensiamo lontanissima dall’altra – gli aveva tenuto compagnia.
Leggo ora che qualche ospedale ammette ora i parenti perfino nei reparti di terapia intensiva per il Covid. È strano come non si sia compreso che, per l’immediato e soprattutto per la memoria che sosterrà il futuro, è quasi meglio rischiare il virus piuttosto che la solitudine di chi parte e di chi rimane.
Dal saluto di Francesco e dalla mia avventura ospedaliera ad oggi, mi ritrovo a dare un senso alle cose e mi ritorna spesso In mente quella parola con cui Angelo Maria Ripellino definì se stesso e gli altri compagni finiti in un sanatorio: i “Nonostante”.
Fu lui a scrivere i semplici versi tratti dalla raccolta Poesie 1952-78 che riporto qui. Per il sorriso, e per il resto.
Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.
Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.
Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.
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Immagine: Tino Signorini